Attualità · Donne in Nero

FESTA DELLA REPUBBLICA CHE RIPUDIA LA GUERRA

L’appuntamento è per lunedì 1 giugno alle ore 11:00 con una conferenza stampa video in cui verrà
presentate la nuova proposta di azione e la nuova fase di mobilitazione della Campagna “Un’altra
difesa è possibile”
http://www.facebook.com/DifesaCivileNonviolenta

In occasione e in preparazione della Festa della Repubblica del 2 giugno, e della sua Costituzione
che ripudia la guerra, le sei Reti promotrici hanno organizzato un momento pubblico di rilancio
della Campagna “Un’altra difesa è possibile”. Una mobilitazione sostenuta dalla grande
maggioranza della società civile italiana che lavora per la pace, i diritti, il disarmo, il Servizio Civile
nata a Verona durante “Arena di Pace e Disarmo” del 2014 per chiedere l’istituzione di un
Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta.


Nel corso della 17ª legislatura la nostra Campagna era riuscita a raccogliere le firme sufficienti per
una Proposta di Legge di iniziativa popolare, successivamente trasformata in Proposta di Legge
parlamentare con più di 70 firmatari incardinata nelle competenti Commissioni della Camera dei
Deputati. Con il cambio di legislatura e con la nuova situazione politica e i cambi di Governo le
Reti promotrici di “Un’altra difesa è possibile” hanno deciso di compiere insieme un nuovo passo,
nell’ambito di quanto stabilito dalla Costituzione, per far continuare a chiedere la creazione di un
“luogo istituzionale” in cui poter esercitare concretamente il diritto-dovere di difesa della Patria con
modalità non armate e nonviolente.

Attualità · Politca delle Donne

Abbiamo segnalato questa pubblicità

Il look accattivante e ammiccante scelto dalla Azienda Eurofood per le etichette di bibite gassate a marchio Abbondio, pur evocando lo stile anni 50 delle pin up, icone dei calendari del tempo, ne alterano il femminile sensuale e l’erotismo discreto per riprodurre immagini femminili volgari e provocanti che riconfermano modelli oggettivizzanti del corpo femminile.

Queste immagini risultano offensive  e rimarcano la tendenza pubblicitaria, ormai tanto discussa e criticata da diventare obsoleta, di ridurre i corpi umani a oggetto sessuale da abbinare a prodotti commerciali in modo incongruo e pretestuoso.

Purtroppo l’ assuefazione a questi abbinamenti non desta, come dovrebbe, disapprovazione nei consumatori e occorrono ancora azioni di richiamo al rispetto dei codici etici della pubblicità rispettosa del corpo delle donne.

Grazie alla segnalazione di Giovanna Piaia e di Lia Randi, abbiamo segnalato questa pubblicità allo IAP (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) sperando che venga preso qualche provvedimento.

Altro

Le donne indigene guidano la resistenza in difesa dell’Amazzonia e del pianeta

Nara Baré, leader del movimento indigeno dell’Alto Rio Nero, tra Venezuela e Colombia, è la prima donna a presiedere la Coordinazione delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana (Coiab), che rappresenta 160 popoli di nove Stati amazzonici (circa il 60% della popolazione indigena totale).

Ecuador, Perù, Venezuela, Bolivia, Brasile. In questi Stati ci sono donne sconosciute e coraggiose che ogni giorno rischiano la vita per difendere l’Amazzonia e il pianeta. Disboscamenti della foresta pluviale, incendi, estrazioni minerarie e petrolifere, inquinamento, schiavitù delle popolazioni indigene, sfruttamento delle risorse reso ancora più intensivo dopo l’elezione del presidente brasiliano Bolsonaro.

Sono tante le donne indigene appartenenti a diverse tribù che lottano per impedire la rovina ambientale e denunciare violenze, abusi, ingiustizie. Sono minacciate, zittite, spesso aggredite per lo più nell’indifferenza delle istituzioni.

Ora la situazione in Amazzonia è drammatica. 

Approfittando della pandemia la deforestazione avanza rapidamente e il Presidente Bolsonaro difende la legalizzazione delle attività illegali di estrazione mineraria, dell’agrobusiness e dei garimpeiros (cercatori d’oro) permettendo l’invasione delle terre indigene da parte di 20.000 di loro.

E intanto il Brasile diventa il terzo paese più colpito dalla pandemia che non risparmia di certo i popoli indigeni, costretti a rifugiarsi nella foresta profonda per proteggersi dal contagio.

Il “Forum nazionale delle donne indigene” svolto a Brasilia in agosto 2019 con  il titolo “Territorio: il nostro corpo, il nostro spirito” ha visto la partecipazione di migliaia di donne per discutere dei loro diritti e per marciare insieme nella Primera Marcha de Mujeres Indígenas. Lottano per la difesa del territorio inteso anche come il Pianeta e contro il sistema capitalista-estrattivo-patriarcale. Denunciano l’urgenza della cura per il vivente ed esigono la fine della violenza machista e razzista contro donne, ragazze, bambine e la fine della prostituzione forzata. Sono le custodi della foresta e delle forme di esistenza ribelli che essa ospita.

“Quando difendiamo i nostri territori, i nostri corpi e i nostri spiriti, difendiamo anche la vita degli altri popoli che abitano questo pianeta”

Nara Baré, Presidente della Coiab, in una recente intervista dice:

Essere donne indigene è oggi sinonimo di resistenza e tenacia. La nostra presenza è importante in una società che cerca di rendere invisibili gli indigeni. Il nostro impegno in prima fila rende più visibili gli indigeni a tutto il mondo.

In Nara si sommano la forza di essere donna e quella di essere indigena. Le associazioni delle donne indigene affrontano tutte le questioni che riguardano le comunità in cui vivono: la violenza sulle donne, la gestione del territorio, la salute, l’educazione dei figli, le attività lavorative.

Video: Amazzonia Donne indio contro Bolsonaro 26 ago 2019

Attualità · Politca delle Donne

La Biblioteca apre!

Finalmente la Biblioteca della Casa delle Donne può riaprire!
Le modalità di riapertura sono legate alle nuove normative anti-Covid, quindi soggette ad alcuni obblighi e restrizioni.
Per prima cosa ti racconto che abbiamo provveduto alla igienizzazione di tutti gli ambienti, grazie ad una ditta specializzata.

Ti chiediamo di SUONARE SEMPRE IL CAMPANELLO, anche se il portone sarà aperto, perchè può accedere solo una persona alla volta, oltre all’operatrice della biblioteca.
Se devi restituire i libri troverai una scatola dove riporli, che poi verranno sanificati e rimessi a scaffale per il prestito.
Se vorrai prendere a prestito nuovi libri, ti chiediamo di usare il gel igienizzante per le mani, di mettere i guanti usa e getta che ti forniremo, e, con la mascherina obbligatoria, potrai tranquillamente scegliere da scaffale i libri che ti interessano. Ti chiediamo di farlo velocemente se ci sono altre persone in attesa.
Quando avrai scelto i libri l’operatrice ti chiederà di appoggiarli sul tavolo e li registrerà.
Buona lettura!

IMPORTANTE: Se questi orari sono per te proibitivi scrivi un sms al 353/4039888 o scrivi una mail a casadelledonneravenna@gmail.com e avremo modo di accordarci per una consegna o un ritiro a domicilio

In questo momento abbiamo bisogno del tuo aiuto per andare avanti nel nostro lavoro: abbiamo acquistato prodotti di pulizia, mascherine e guanti per permettere la fruizione della Biblioteca, ma le risorse sono sempre poche. 

Con 25€ di donazione liberale (che puoi scaricare con motivazione Covid) possiamo comprare mascherine per le nostre Operatrici e i prodotti per l’igienizzazione per un mese.
Con 35€ possiamo acquistare mascherine in più da donare alle donne che ne avranno bisogno e passeranno alla Casa a chiederle.
Puoi fare un Bonifico IT98V0627013178CC0780245434
Grazie per il tuo sostegno, farai un regalo alla nostra comunità.

Attualità · Donne in Nero · Politca delle Donne

+ OSPEDALI – MILITARI

SOSTENIAMO LA SARDEGNA CHE SI OPPONE ALL’OCCUPAZIONE MILITARE DELL’ISOLA – E LANCIA LA CAMPAGNA PIU’ OSPEDALI MENO MILITARI

SARDEGNA, non solo paradiso per i turisti, ma anche inferno di poligoni di tiro, bombe, basi militari, esercitazioni, avvelenamenti, inquinamenti, segreti militari, reticenze.

E’ una storia lunga di decenni da quando la Sardegna ha il 60% delle servitù militari in Italia. Ma proprio per questo è anche luogo di resistenza e di protagonismo della popolazione sarda, finchè la propria terra non tornerà libera.

Dal 2016 è attiva  A Foras https://aforas.noblogs.org/ un’Assemblea permanente composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e singoli cittadini e cittadine che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna e chiedono il blocco delle esercitazioni militari, la completa  dismissione dei poligoni, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi.

In questi giorni ha lanciato la Campagna #piùospedalimenomilitari per ottenere la moratoria delle esercitazioni militari e lo stop al finanziamento regionale e statale ai progetti legati all’industria bellica. I soldi risparmiati vengano reinvestiti nella sanità pubblica.

L’emergenza sanitaria ha confermato in modo drammatico i problemi della sanità pubblica dell’isola sempre più abbandonata a se stessa in seguito alla chiusura di alcuni ospedali, reparti e carenza cronica di personale sanitario.

“È una questione di priorità: non è più accettabile continuare ad assistere allo sperpero di risorse pubbliche in progetti per le armi che contribuiscono alla depressione economica delle comunità  e alla devastazione della terra, mentre la sanità viene depotenziata da anni con i risultati evidenti sotto gli occhi di tutti. Si continuano a spendere miliardi per foraggiare l’apparato bellico. Pensiamo al progetto Caserme Verdi, che vale un miliardo e mezzo a livello italiano, che riguarderà, in Sardegna, le caserme dell’esercito a Cagliari. Pensiamo al nuovo impianto di test per motori missilistici che sarà costruito a Quirra, per una spesa impressionante di 33 milioni di euro. Pensiamo all’inestricabile intreccio di interessi che ha portato la politica sarda e italiana ad appoggiare la costruzione del Mater Olbia, ospedale privato che sarà finanziato con142 milioni di euro pubblici nel triennio ’19-21, per stringere ancora di più le maglie dell’alleanza tra Italia e Qatar, paese che – ricordiamo – non brilla certo come un faro del rispetto dei diritti umani.”

Le slide della Campagna e un video:

breve video sulla Campagna