Per Ada Lovelace Day: Il diritto di contare

GIOVEDI’ 18 OTTOBRE ore 20,30
PROIEZIONE DEL FILM “IL DIRITTO DI CONTARE ” di Theodore Melfi
Terzo appuntamento della rassegna Ada Lovelace Day in occasione del Festival della cultura tecnica della regione Emilia romagna. Proiezione del Film Il diritto di contare di Theodore Melfi.
Il film sfoglia una pagina sconosciuta della storia della NASA: il contributo delle scienziate afroamericane alla conquista dello spazio.

Secondo incontro Medicina di Genere – grande affluenza.

Questa mattina secondo incontro della rassegna Medicina di genere organizzato dalla casa delle donne in collaborazione con la fondazione nuovo villaggio del fanciullo. Violenza e salute mentale delle donne nei percorsi migratori. È stato un incontro importante di formazione e informazione, un momento di scambio e confronto che apre nuove e urgenti prospettive di lavoro e impegno politico e civile a cui non ci sottrarremo. Ringraziamo tutte e tutti e avanti così.

Ada Lovelace Day

9, 12, 18, 21 ottobre

Ada Lovelace day è un evento internazionale dedicato alle scienziate e ai loro risultati in ambito scientifico, tecnico, ingegneristico e matematico.
L’evento, nato in Inghilterra nel 2009, ha lo scopo di incoraggiare le ragazze a intraprendere gli studi STEM (Scienze, Tecnologie, Ingegneria, Matematica). Chi è Ada Lovelace? è stata una matematica inglese, considerata oggi la prima programmatrice informatica. Nel 2018 per la prima volta la Casa delle donne di Ravenna dedica QUATTRO appuntamenti per bambine e bambini, ragazze e ragazzi, insegnanti e adulti per lasciarci affascinare dalle materie scientifiche!

PROGRAMMA
MARTEDI 9 OTTOBRE ore 10,30 -
Biblioteca Classense (Sala Muratori). 
Le classi della scuola Guido Novello incontrano VICHI DE MARCHI, giornalista e scrittrice, autrice di RAGAZZE CON I NUMERI, storie, passioni e sogni di 15 scienziate.

VENERDI 12 OTTOBRE ore 17 – 
Casa delle donne di Ravenna, via Maggiore 120: ALESSANDRA FARABEGOLI parla del libro di SESHMA SAUJANI GIRLS WHO THE CODE, impara il coding e salva il mondo. La accompagnano informatici e informatiche che presentano Coder Dojo: i laboratori/ club di programmazione gratuiti e aperti ai giovani.
Alessandra Farabegoli ha lavorato nell’informatica classica per approdare ad Internet. È oggi tra le più esperte nel marketing digitale in Italia.

Gli ultimi due appuntamenti, infine, sono inseriti anche nel calendario del Festival della Cultura tecnica della Regione Emilia-Romagna:
GIOVEDI 18 OTTOBRE ore 20,30 -
 Casa delle donne
 di Ravenna proiezione de IL DIRITTO DI CONTARE, film di Theodore Melfi
. Il film sfoglia una pagina sconosciuta della storia della NASA: il contributo delle scienziate afroamericane alla conquista dello spazio.
DOMENICA 21 OTTOBRE ore 10,30
 Casa delle donne di Ravenna per la serie delle Pioniere, la mattina è dedicata a SAMANTHA CRISTOFORETTI, lettura ad alta voce di e con RAFFAELLA RADI, docente, lettrice, interprete, autrice di appassionate riletture di testi per piccoli e non solo.

SPECIALE GIORNATA DELLA POESIA

In occasione della Giornata Internazionale della poesia, la Casa delle Donne ha pensato ad ANTONIA POZZI, poetessa tanto importante della nostra letteratura quanto dimenticata. Vogliamo continuare a parlare di lei anche dopo la Giornata Internazionale della poesia e così pubblichiamo “In riva alla vita…appunti su Antonia Pozzi” di Mirta Ghinassi.

Buone lettura e buone poesie.

 

 

IN RIVA ALLA VITA…APPUNTI SU ANTONIA POZZI

Di Mirta Ghinassi

Abbiamo scelto di dedicare questa giornata ad Antonia Pozzi perchè Antonia cercò nella sua vita, tra mille difficoltà e incomprensioni, una vera libertà per sé, a partire dal di dentro. Sogna e desidera che la sua vita sia tutta nutrita dal di dentro e senza schiavitù. “Vivo della poesia come le vene vivono del sangue” scrive, e ancora: “L’unica possibilità di vita consiste nel vincere il peso inerte delle parole inanimate rendendole vive” e memorabile il verso “Per troppa vita che ho nel sangue, tremo, nel vasto inverno”.

Aspirava ad andare oltre la semplice emancipazione che le venne concessa dal padre e dagli uomini che incontrò. Gli ostacoli di Antonia si nutrono dei valori di quel patriarcato che ancora oggi noi, qui, cerchiamo di mettere a nudo, di disvelare e di ostacolare. Il primo ostacolo che incontra è nella famiglia aristocratica: il padre è un avvocato, autoritario, consenziente al regime fascista, la madre, una nobile che vive gli ambienti mondani della Milano benestante. Entrambi hanno con la figlia un rapporto tenero e protettivo, il padre si mostra amoroso ma decisionista organizzandole tutto: gli sport, i viaggi, le letture, la musica. Grazie alla sua famiglia avrebbe potuto ottenere facili consensi, se lo avesse voluto, ma i privilegi sociali e il successo mondano le erano indifferenti. Preferiva le scalate in montagna o le biciclettate in pianura, preferiva il rapporto con le dure realtà contadine e operaie. Questo è il nutrimento della sua poesia e della sua attività di fotografa. Nel 1927 incontra Antonio Maria Cervi il suo professore di latino e greco e se ne innamora. Solo nel ‘31 Cervi fece il passo di presentarsi al padre per chiederla in sposa. Ma il rifiuto assoluto ed oltraggioso del padre relega questo amore nella stanza dei sogni. Cervi lascerà Milano e Antonia continuerà ad esternare la sua ribellione nella poesia.

Il secondo ostacolo è dato dal suo essere donna, dalla sua femminilità, dal suo disordine. La sua poesia indugia nelle pieghe dell’anima, essere spontanea provoca il rischio della poesia femminile, non riesce a condensare l’esigenza di narratività in una prosa svincolata dai dati immediatamente personali.

Il suo è un disordine lirico, indecentemente femminile e quando si trova a far parte di quei giovani e brillanti intellettuali che, all’interno della Statale di Milano, facevano riferimento al filosofo Antonio Banfi lei, seppur ammirata per la sua intelligenza e capacità critica, viene nettamente sottovalutata per la sua poesia. E’ un colpo al cuore.

Enzo Paci le dice “Scrivi il meno possibile”, Banfi, nel riconsegnarle le poesie “Signorina si calmi!“ e le suggerisce di passare al romanzo storico. Remo Cantoni infine sottolinea che è troppo disordinata.

Il mondo altamente razionalistico guardava con sospetto all’emozionalità femminile visto appunto come disordine ma la poetica di Antonia è relazionale, inquieta e corporea.

E in un mondo che correva verso la catastrofe dà vita ad una poesia dove non c’è divisione tra mente e corpo, ragione e sentimento, storia personale e grande storia.

I venti di guerra soffiano sull’Europa: la campagna coloniale in Etiopia, la guerra civile spagnola, il fascismo che celebra la sua alleanza col regime nazista. Nel 38 anche in Italia vengono promulgate le leggi razziali. Molti amici di Antonia sono ebrei: sono costretti all’esilio gli amati fratelli Treves, Remo Cantoni e Dino Formaggio sono in pericolo. E a Vittorio Sereni scrive “Forse l’età delle parole è finita per sempre”.

Questi sono gli ostacoli che probabilmente conducono Antonia nel prato di Chiaravalle il 2 dicembre del 1938.

E quando Antonia non c’è più, il padre, padrone e padre eterno interviene sul corpo poetico della figlia, tagliando, distruggendo modificando alterando. Là, in quelle poesie, dove il corpo diventa politico viene usato un bisturi feroce perché al mondo borghese e aristocratico della Milano deve rimanere imperitura l’idea di un Antonia conformista e adeguata alle regole patriarcali.

WETOOGETHER 8 MARZO SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

 

La Casa delle donne di Ravenna e il gruppo Non Una di Meno di Ravenna per l’8 marzo 2018 organizzano la biciclettata – passeggiata #wetoogetherper le strade della città di Ravenna.
Il ritrovo è alle ore 15,30, in Tribunale, in viale Randi, luogo emblematico. Già anno scorso lo spazio esterno del Tribunale di Ravenna ha accolto la protesta delle donne contro una giustizia non ancora in grado di predisporre interventi che mettano al centro la vittima del reato, come soggetto attivo portatore di diritti. Dalla fine del 2017 è lo spazio, nel quale si svolge un lungo e travagliato processo per un femminicidio di efferata violenza. Proprio da qui, con i nostri corpi in movimento, con le nostre parole in libertà, promuoviamo il protagonismo delle donne nei loro percorsi di liberazione dalla violenza, dal sessismo, dai pregiudizi di genere e dai ruoli imposti da una società che era, è e rimane patriarcale.

Il percorso tocca altri luoghi significativi della città: piazza della Resistenza, Ponte degli Allocchi, Piazza Serra, Piazza Kennedy, Piazza XX settembre, Piazza Andrea Costa, Piazza del Popolo.

Ad ogni tappa viene lasciato un segno tangibile della lotta delle donne nella storia; si leggono brani che collegano il passato al presente, che denuciano come la violenza contro le donne sia sistemica, che mettono al centro i valori antisessisti, antirazzisti e antifascisti del movimento delle donne; si dà voce all’hashtag internazionale #wetoogether, ribadendo la forza collettiva delle donne e il rispetto delle Convenzioni internazionali, come quella di Istanbul.

Una volta in centro si prosegue a piedi per confluire in Piazza del Popolo circa alle ore 18, tutte insieme, unite dai colori fucsia e neri del movimento Non una di meno, che anche per questo 8 marzo ha promosso lo sciopero globale delle donne da lavoro produttivo e riproduttivo, una grande sfida per il movimento femminista, che invitiamo ad accogliere anche solo con un gesto, un colore, un’azione.

Per essere visibili, ascoltate e imitate, dobbiamo essere in tante e tanti. Vi aspettiamo alle 15,30 in Tribunale in via Randi o lungo il percorso o in conclusione in Piazza del Popolo alle ore 17,30 circa.

Per informazioni: Casa delle donne di Ravenna, via Maggiore 120, casadelledonneravenna@gmail.com

CONTIAMO SU DI VOI, SPARGETE LA VOCE, SPERIAMO DI VEDERVI NUMEROSE.

Appello delle donne per sostenere la manifestazione del 17 febbraio

Il 17 febbraio si svolgerà a Roma la manifestazione per la liberazione di Ocalan e di tutt* le/i prigionier* politic* per la pace e la giustizia in Kurdistan e, in particolare, contro gli attacchi criminali del governo turco contro Afrin. Invitiamo tutte le donne a scendere in piazza nello spezzone che sarà dietro lo striscione “jin, jiyan, azadi”, per essere vicine alle nostre amiche e compagne curde che in questo momento sono oggetto di attacchi da parte degli stati patriarcali: resistono nella loro terra e sono protagoniste di una rivoluzione. Le aggressioni del sistema fascista contro le donne si manifestano nell’imposizione di matrimoni alle bambine, nella chiusura forzata delle associazioni e dei quotidiani femminili, nello stupro usato come arma di guerra, nei femminicidi, nelle molestie, anche sessuali, nelle carceri, nell’accanirsi contro i corpi delle combattenti uccise, negli assassinii mirati contro le compagne; …e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Come tutte le guerre anche questa è una guerra principalmente contro le donne; per questo diventa centrale la resistenza e la lotta delle donne.

Una lotta che, strada per strada, casa per casa, organizza e libera le donne liberando una società che si autogestisce; una resistenza sia alla violenza statale nelle carceri della Turchia che nelle montagne liberate del Kurdistan. La lotta per cui le città del Kurdistan turco rivendicano la loro autonomia è la stessa lotta che porta in piazza le donne e i popoli dell’Iran, che vogliono autodeterminarsi ed è la stessa lotta che sta costruendo, passo dopo passo, la rivoluzione in Rojava: la rivoluzione delle donne.

È la stessa resistenza di Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Saylamez, assassinate 5 anni fa a Parigi, nel cuore d’Europa, dai servizi segreti turchi; è la stessa di Seve Demir, Pakize Nayir, Fatma Uya, assassinate a Silopi durante il coprifuoco di 2 anni fa.

Abdullah Ocalan, filosofo e leader del PKK, ha sempre appoggiato questa resistenza e lotta delle donne. Nella sua analisi la sottomissione della donna, il patriarcato e l’oppressione statale/capitalista, sono tre facce dello stesso fenomeno e per questo la liberazione attraverso l’autorganizzazione delle donne è, allo stesso tempo, strumento trasversale e condizione necessaria per la liberazione della società.

L’attacco dello Stato fascista turco contro il cantone di Afrin è un attacco alla rivoluzione del Rojava, alla rivoluzione delle donne. Mantenendo in carcere Ocalan lo stato turco imprigiona un uomo che ha lottato e lotta senza interruzione per la libertà della donna e, quindi, della società.

Libertà per Ocalan e per tutt* i/le prigionier* politic*!
Pace e giustizia in Kurdistan!
Jin jiyan azadi! Donne vita libertà!

Prime adesioni*:
– Associazione Femminista IFE/FAE
– WILPF Italia (Womens International League for Peace and Freedom)
– Rete femminista “No muri, no recinti”
– Casa delle donne di Milano
– Associazione Cultura è Libertà
– Attac Italia
– Ponte Donna
– Donne per la rivoluzione gentile
– Toponomastica femminile
– Collettivo Donne e Diritto di Milano
– k_alma
– Campagna Lasciatecientrare
– Le mafalde di Prato
– Associazione Senza Paura Genova
– AdaTeoriaFemminista/Napoli
– Donne in Nero Bologna
– Donne in Nero Ravenna
– Dumbles feminis furlanis libertariis
– ex-OPG Je so’ Pazzo Napoli
– Donne in nero Varese
– Rete delle città vicine
– Associazione città felice
– Progetto Degage Roma
– Sapienza Clandestina

*Aggiornato 30/01/2018
Questo appello è rivolto a tutte le donne che, nelle proprie lotte e resistenze, si sentono solidali al popolo curdo e, in particolare, con le sue donne. Ne chiediamo la massima diffusione su qualsiasi sito, lista mail, blog, ecc. Invitiamo inoltre tutte le realtà ad aderire formalmente all’appello, scrivendo all’indirizzo info@uikionlus.com / jin@retekurdistan.it