OMBRE DI UN PROCESSO

OMBRE DI UN PROCESSO / 7
di Carla Baroncelli

16 novembre 2017 – prima della QUINTA UDIENZA PROCESSO BALLESTRI

“Moglie pedinata e maltrattata: assolto”. E’ il titolo che ho trovato sul Carlino di oggi, giovedì, proprio nella pagina a fianco dell’articolo sul processo contro Cagnoni, in corte d’Assise domani, per la quinta udienza.
Un uomo è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie.
Assolto perché il fatto non sussiste?!
Subito ho pensato: “è una fake news”.
Poi ho letto l’articolo.
Secondo la difesa, è vero che il marito maltrattava la moglie, ma solo talvolta, “episodi distanti nel tempo e sporadici”, così riporta il giornale.
Per la Procura il marito ha sottoposto la moglie a “sofferenze fisiche e morali”: durante i frequenti litigi, l’ha insultata, minacciata di morte e picchiata. Una volta, l’ha ferita, e c’è un referto medico. La prognosi è stata di cinque giorni.
Assolto perché il fatto non sussiste?
Perché avrebbe maltrattato la moglie? Ovvio: la gelosia. Il sospetto di un amante. E per incastrarla di fronte ad un tradimento, il marito l’ha fatta anche pedinare, ha messo una cimice in camera da letto e una microspia con GPS nella sua auto.
Ma non si è rivolto ad agenzie investigative o spie professioniste, si è fatto aiutare da alcuni amici, che costano pure meno.
Quindi, siccome è stata abolita dal codice penale l’assoluzione per insufficienza di prove, non resta che l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
Il fatto non c’è, non è penalmente perseguibile. Non sussiste la violenza, il maltrattamento, se non reiterato e crudele.
Per provare la violenza del marito, la moglie ha solo un referto. E con una prognosi di soli cinque giorni.
Come dire: “Signora, in fondo non le ha fatto molto male!”
Infatti, il marito è stato assolto perché il fatto non sussiste.
E le minacce di morte sono un ‘pour parler’?
Forse il marito avrebbe dovuto fargliele per iscritto, con firma e testimoni. Quante minacce di morte ci vogliono per renderle credibili?
Signora, servono più episodi di violenza, almeno più frequenti, meglio se più violenti. Più efferati. Le ferite devono essere più gravi.
Quanti episodi di violenza servono? A distanza di quanti giorni, o ore, devono avvenire? Quanti giorni o mesi di prognosi servono per sentenziare un maltrattamento? E le violenze psicologiche come si contano?
Potrebbe essere un rigurgito del, mai morto del tutto, “pater familias”, annidato nella mente di qualche marito che ritenga suo diritto picchiare la moglie per correggerla. Ma quando scatta l’eccesso di correzione?
Non mi arrendo e cerco, senza trovarla, la stessa notizia su altri media, spero ancora sia davvero una fake news.
Se così non fosse, aspettiamo un altro femminicidio, un altro processo Ballestri, per dire che era una morte annunciata, e dolerci a capo chino?
Donne, e uomini, c’è ancora un sacco da fare.

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