Progetto fiabe, laboratorio teatrale e video

Voce, corpo, narrazione

percorso nell’immaginario femminile contemporaneo

lunedì 14 aprile dalle 19,30 alle 22

a cura di Annamaria Squarciapino

con la collaborazione di Annalisa Magnani (video)

 

Il nostro laboratorio fa rumore, cammina, applaude, accarezza, ride, annusa, tocca.

Insomma vive di una vita sua anche abbastanza normale.

19.30: arriviamo . le scrivanie da spostare, lo stereo da montare, le sedie da accatastare.

Arriviamo: con le ossa rotte, la cervicale arrabbiata, i cellulari gementi attenzione, gli odori della cena appena preparata, il gorgoglio della pancia affamata, la penna che si rifiuta di scrivere, i piedi freddi, la maglia troppo pesante, il collo sudato…

Arriviamo. Siamo qui davvero? E chi siamo? Tu lo sai chi sono io ? e io lo so chi sei tu ? io sono qui.

Sarà anche solo un nome ma vorrei farvelo conoscere! E adesso possiamo fare altro: ci spogliamo.

Lasciamo fuori tutto. Teniamo un gesto. Un gesto, uno solo. Solo un gesto per entrare.

Se lo sai, lo fai. E sei dentro. Entriamo in scena. La bugia si realizza, la finzione è adesso la nostra realtà e quindi è vera. Siamo vere e veramente qui. Ora. Mettiamo in scena, abbiamo il nostro palcoscenico e lo abitiamo con le nostre voci, i nostri movimenti, i nostri odori, i nostri rumori ed i nostri umori, colori, sapori, saperi.

La dea cielo stellato apre le porte al non conosciuto e sulla voce di Laurie Anderson camminiamo le nostre presenze, sulle note di Martha Argerich entriamo nell’arcobaleno e il cabaret di Ute Lemper diventa il ballo in maschera dei nostri luoghi amati, immaginati e trasformati dalle altrui immaginazioni.

Brivido, risata, stizza. Ed ecco un’impressione che arriva e ci attraversa. E illumina. impudica fiamma per la nostra incompetenza inconsapevole. Stupirsi dell’attimo e non saper di cosa né dir cosa.

O voler dir troppo. Perché la mente, si sa, mente. E lo spazio per le parole viene solo dopo. E la parola non fa memoria. Il corpo sa, ricorda. Allora ripetiamo i gesti ancora e ancora e ancora. Insieme armonicamente ognuna il suo gesto. E in questo vortice organizzato una certezza: si comincia dal respiro, si finisce nel respiro.

14 aprile

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